domenica 21 aprile 2013


Questo breve romanzo va letto in chiave simbolica. L'ho scritto in maniera sensoriale, affidandomi all'ascolto epidermico di una condizione umana a mio avviso molto più profonda di quanto sembri.La solitudine è uno stato dell'io che non ha necessariamente a che fare soltanto con il disagio economico, con la povertà, perché comprende un vuoto oscuro che va oltre la precarietà di vita. Siamo tutti in parte emarginati, non del tutto sentiti, non del tutto amati. L'assenza di pathos è il vero dolore che alberga nel cuore di tutti.
Caterina è una bambola cercata ossessivamente dalla protagonista del romanzo. Una ricerca che non l'abbandonerà mai. Caterina, il nome della bambola , rappresenta l'infanzia perduta, l'innocenza, il calore.
E' la bambola di tutti gli uomini, la bambola che ognuno di noi ha perduto.
C'è chi ha perfino dimenticato questa perdita e non sarà neanche in grado di desiderarla , di ricordarla.
Ma chi cerca Caterina cerca inconsciamente di abbattere il muro dell'emarginazione, dell'indifferenza, della diffidenza, dell'ignoranza spirituale. Come la protagonista del romanzo, non bisogna mai smettere di cercarla. A Lucia, la protagonista del libro, questa ricerca è costata la vita, che è il rifiuto psicologico, l'isolamento, la follia, l'incomprensione, l'intolleranza, non ultimo la morte.




ELEONORA GIOVANNINI

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