Questo
breve romanzo va letto in chiave simbolica. L'ho scritto in maniera
sensoriale, affidandomi all'ascolto epidermico di una condizione
umana a mio avviso molto più profonda di quanto sembri.La solitudine
è uno stato dell'io che non ha necessariamente a che fare soltanto
con il disagio economico, con la povertà, perché comprende un vuoto
oscuro che va oltre la precarietà di vita. Siamo tutti in parte
emarginati, non del tutto sentiti, non del tutto amati. L'assenza di
pathos è il vero dolore che alberga nel cuore di tutti.
Caterina
è una bambola cercata ossessivamente dalla protagonista del
romanzo. Una ricerca che non l'abbandonerà mai. Caterina, il nome
della bambola , rappresenta l'infanzia perduta, l'innocenza, il
calore.
E'
la bambola di tutti gli uomini, la bambola che ognuno di noi ha
perduto.
C'è
chi ha perfino dimenticato questa perdita e non sarà neanche in
grado di desiderarla , di ricordarla.
Ma
chi cerca Caterina cerca inconsciamente di abbattere il muro
dell'emarginazione, dell'indifferenza, della diffidenza,
dell'ignoranza spirituale. Come la protagonista del romanzo, non
bisogna mai smettere di cercarla. A Lucia, la protagonista del libro,
questa ricerca è costata la vita, che è il rifiuto psicologico,
l'isolamento, la follia, l'incomprensione, l'intolleranza, non ultimo
la morte.
ELEONORA
GIOVANNINI

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